Anycubic Photon DLP – Quello che non ti dicono.


Informatica Taranto

Oggi parliamo di una stampante 3d a resina casalinga alla portata di tutti: la Anycubic Photon DLP.

La Photon è una stampante relativamente nuova, che stampa resina con il sistema DLP, a luce proiettata. Questa macchina è molto attrattiva perchè viene offerta a meno di 500€.

La macchina a prima vista sembra molto robusta, ricavata da una solida lastra di alluminio e ben anodizzata. Il funzionamento della macchina è piuttosto semplice.

Partendo dal presupposto che qualsiasi stampante 3D a base di resina non è l’ideale per i principianti, la post-produzione delle stampe prevede il lavaggio dei pezzi in alcool isopropilico, altamente volatile, infiammabile ed esplosivo. Dopodichè per la loro polimerizzazione le stampe hanno bisogno di un passaggio nel forno UV (tipo quello che usano le estetiste per le unghie). La pulizia della piastra è un processo complicato, con sgrassatori, ma da attuare delicatamente. Inoltre, l’odore della resina è tutt’altro che piacevole, anche se la stampante Anycubic Photon 3D ha un filtro a carbone con all’interno una ventola, questo non vi esimerà dalla puzza, anzi…

Tecnologia: DLP (Digital Light Processing)
Volume di costruzione: 115 x 65 x 155 mm
Risoluzione del livello: 25-100 micron
Connettività: USB, scheda SD
Touchscreen: schermo a colori da 2,8 pollici
Grado di ingresso: 110 V / 220 V CA.
Tensione di lavoro: 12V DC
Dimensioni della stampante: 220 x 220 x 400 mm

Il volume di stampa della Photon 3D è 115 x 65 x 155 mm. Non è esattamente grande. Ma paragonabile alle altre stampanti del suo segmento.

La stampante deve essere utilizzata con uno slicer proprietario, Anycubic Photon Slicer (http://www.anycubic3d.com/support/show/594032.html).

Nella scatola della stampante troverete:

La stampante
Cavo di alimentazione
Manuale (disponibile in inglese, tedesco, francese e giapponese)
Serbatoio della resina
Alcuni strumenti
Una bottiglia di resina
Filtri per la resina. Questi hanno una struttura a rete per parti lasciate involontariamente nel serbatoio.
Una chiavetta USB (4 GB) con lo slicer
Mascherina e guanti

Quello che dovrete acquistare per la stampa in DLP

Quando si parla di stampa DLP molte cose vengono date per scontate. Quindi appena ricevuta la macchina il nostro entusiasmo iniziale viene bastonato dal fatto di non essere completamente pronti ad utilizzarla da subito! A me questo è capitato, e visto il disappunto vi lascio un piccolo vademecum di acquisto. Tutti questi oggetti sono le cose che dovrete avere (e ringrazierete di avere) per lavorare con la resina in sicurezza.
Oggetti indispensabili per la stampa DLP

FEP di riserva – Il FEP è la sottile lastra trasparente che fa da fondo alla vasca della resina, è un materiale di consumo e va cambiato con regolarità
Filtro per resina usata – Potete usase un filtro per farina. In metallo in modo da poterlo lavare agilmente.
Alcol Isopropilico – L’alcol con cui pulire la resina e in cui immergere le stampe per pulirle una volta finite.
Forno UV – qui è dove si svolge l’ultima post elaborazione.

Per quanto riguarda la qualità di stampa, è proprio come te la aspetti, sconvolgente se sei abituato ad usare stampanti FDM.

Lo slicer è semplice da usare. E’ veloce nel creare il modello e genera un singolo file (un “file photon”).

Ora passiamo alle migliorie. La Photon ha lo schermo integrato, con la presa USB, da cui possiamo dare il file da stampare direttamente dalla chiavetta usb.

Un grande difetto è l’endstop ottico che equipaggia la Photon è un segnale ma non blocca fisicamente la piattaforma. Probabilmente dovuto da un errore software ci si ritrova che se si danno troppi comandi di discesa, questi si sommano e non vengono annullati dall’endstop. La piattaforma continua la sua corsa fino a sfracellarsi sullo schermo del proiettore causando anche seri danni se non si interviene prontamente con il segnale di stop: quindi attenzione quando state livellando i piano, un solo spostamento alla volta e aspettate che si esaurisca prima di cliccare il prossimo!
Conclusioni

Diciamo che tutte le stampanti in resina sono maleodoranti, e richiedono un lavoro di pulizia a cui un maker dell’FDM non è abituato. Ma una volta abituati ad indossare la mascherina per gli odori (direi devastanti in abienti chiusi) e i guanti di lattice per l’appiccicume generale verranno fuori dei piccoli capolavori.

Fonte: italia3dprint

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